Sequestro Xtream Codes: abuso di potere o azione disperata?

Operazione “anti-pezzotto”, questo il nome dato al maxi blitz finito su tutte le pagine dei quotidiani online e non che ha visto porre momentaneamente fine al fenomeno delle IPTV pirata in Italia in seguito al sequestro e alla messa offline dei server appartenenti ad Xtream Codes.

Ma cos’è Xtream Codes?

Xtream Codes altro non è, per chi non lo sapesse, che un gestionale basato su Cloud che viene utilizzato per creare e gestire pannelli IPTV virtuali. I server utilizzati per gestire i flussi vengono noleggiati altrove dal cliente di turno ed agganciati al gestionale al momento della registrazione.

Facciamo un esempio pratico: Luca intende trasmettere ogni pomeriggio per 2 ore dal suo studio di registrazione una lezione su come suonare la batteria. Bene, se Luca possiede l’attrezzatura necessaria a trasferire il flusso video sul suo PC e crea dietro pagamento di una quota in abbonamento (circa 59€ al mese) un pannello IPTV su Xtream Codes, potrà generare un link da dare a tutti, attraverso il quale le persone potranno seguirlo online via streaming ogni pomeriggio da smartphone, TV, PC, decoder e box abilitati all’IPTV. Intanto, Giorgio gestisce una piattaforma tematica che parla di musica, e nota la trasmissione di Luca: decide così di contattarlo e gli chiede di poterlo integrare nel suo palinsesto IPTV seguito dai suoi migliaia di follower giornalieri. Luca accetta, ed entra a far parte di una lista IPTV legale che racchiude il suo canale e quelli di molti altri musicisti ed influencer, creata e gestita su Xtream Codes.

Ma Xtream Codes è stato utilizzato anche e soprattutto da malfattori che hanno creato pannelli IPTV per diffondere segnali streaming contenenti flussi pirata, dei quali non possedevano i relativi diritti. Insomma, per non tirarla per le lunghe, nella pipa da tabacco qualcuno ci ha fumato la marijuana.

Una schermata della homepage di Xtream Codes

Il sequestro di Xtream Codes: un abuso?

I decoder e i box che molti, compresa la trasmissione televisiva “Le Iene” di Italia Uno, continuano a chiamare erroneamente “pezzotto”, sono in vendita in moltissime piccole e grandi catene di elettronica Italiane, in modo del tutto legale.

Legale perché questi dispositivi non nascono con lo scopo di trasmettere trasmissioni illegali, e lo stesso discorso vale per gli smartphone, i PC, le Smart TV e tutti gli altri dispositivi di categoria attraverso i quali è possibile fruire di flussi video via streaming solo grazie ad applicazioni apposite installate in seguito.

Dunque, il sequestro del gestionale utilizzato in parte dai pirati delle Pay TV si può definire un abuso o un’azione disperata da parte delle forze dell’ordine? Le quali, non in grado di risalire ai diretti malfattori, se la sono presa con il mezzo utilizzato per lo scopo, sperando di risalire, attraverso i dati registrati nei suoi server e database, alle persone a cui danno la caccia, cosa che tra l’altro potrebbe non essere possibile in quanto la piattaforma Xtream (come tutte le altre al giorno d’oggi) deve garantire la protezione dei dati personali e potrebbe, per policy aziendale, negare la cessione a terzi (una cosa simile accadde quando i servizi segreti americani chiesero alla Apple di accedere ai dati salvati in uno smartphone dell’azienda californiana appartenente ad un terrorista, ottenendo un secco rifiuto). È quindi davvero giusto e lecito interrompere un servizio legale, per creare un disservizio all’illegalità? È come lasciare gente onesta per giorni senz’acqua sperando che tra di loro qualche disonesto muoia disidratato.

Si parla di 5 milioni di utenti iscritti alla piattaforma Xtream Codes, ma questi utenti pare non siano ancora stati messi al vaglio e controllati, stessa cosa vale per i loro contenuti video. Sono dunque tutti rivenditori di segnale TV pirata? O si è fatto di tutta l’erba un fascio?

Ma intanto Xtream Codes resta offline

La piattaforma gestionale per IPTV più famosa ed utilizzata intanto resta ancora offline, posta sotto sequestro, ma tutto questo sembra non fermare il fenomeno delle IPTV pirata, le quali organizzazioni stanno già riprendendo forma e vigore attraverso nuovi e diversi canali, a prova del fatto che Xtream Codes non determinava in alcun modo il buono e cattivo tempo delle sopracitate losche attività.

Sicuramente il cattivo tempo questa operazione lo ha fatto per quei tanti clienti legali che utilizzavano la piattaforma. Si pensi al danno e al disservizio che hanno potuto ricevere attività legali come piccole emittenti, hotel, banche che necessitano ogni giorno di trasmettere i contenuti da una stanza all’altra o da un ufficio a un altro. Attività che hanno pagato la loro quota di 59 o più euro al mese per vedersi troncare il servizio senza motivo. Hanno queste attività il diritto di chiedere un risarcimento per danni? Se si, a chi?

Sentore questo, che potrebbe far ben sperare in uno scagionamento totale della piattaforma Xtream Codes in breve tempo.

IPTV PIRATA: possibili soluzioni per porre fine al fenomeno

Le soluzioni concrete e veloci per porre fine o quanto meno ridurre al minimo possibile il fenomeno delle IPTV pirata, emarginandolo a quei pochi fruitori sconsiderati e squattrinati, sarebbe quello di rendere i contenuti ormai privatizzati più accessibili a tutti. Lo Stato Italiano riscuote 90€ annui a famiglia per finanziare canali della TV generalista come la RAI, che purtroppo non soddisfano quelle che sono le esigenze degli spettatori moderni. Se con costi simili un italiano dallo stipendio medio potrebbe permettersi di seguire la squadra o lo sport del cuore, (con tutti i benefici che derivano da un evento live piuttosto che in streaming) siamo più che sicuri che la scelta ricadrebbe sulla legalità.

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