Rete Unica Sky, Vodafone e WindTre: il piano per la banda ultra larga

A fine agosto, in una conference call, gli Amministratori Delegati di Sky Italia (Maximo Ibarra), Vodafone Italia (Aldo Bisio) e Wind Tre (Jeffrey Hedberg) hanno incontrato i ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli e il numero uno di CDP Fabrizio Palermo. Durante il meeting, gli esponenti del Governo hanno chiarito le linee guida del progetto finalizzato alla realizzazione della Rete Unica.

Una rete unica (fissa e ultraveloce) di cui si parla da anni, indispensabile per accelerare la diffusione a livello nazionale dell’accesso a Internet a banda ultra larga in base a norme e regole che assicurino un mercato competitivo, equo e trasparente.

La disponibilità del Governo a condividere il progetto con tutti gli operatori è stata particolarmente apprezzata dai manager. Questi ultimi hanno espresso il loro parere riguardo all’indipendenza strategica e operativa della nuova società, utile per uno sviluppo rapido e diffuso della rete. La completa digitalizzazione in Italia porterà la fibra ovunque, fino alle sedi degli utenti finali (Fiber to the Home – FTTH).

Indipendenza e ruolo guida della Cassa Depositi e Prestiti (il braccio finanziario pubblico) sono stati confermati. I dettagli operativi per l’attuazione del progetto (pratiche commerciali, tariffazione, assistenza, ecc.) saranno cruciali per raggiungere l’obiettivo.

Gli accordi sono soltanto il punto di partenza per la realizzazione del progetto.

Rete Unica: cosa prevede il progetto

Il progetto per realizzare la Rete Unica prevede la fusione dell’infrastruttura di Tim (FiberCop) con quella di OpenFiber. L’obiettivo è assicurare a tutti gli operatori l’accesso ai servizi fissando regole in grado di bilanciare i ruoli del socio pubblico con quello privato all’interno del nuovo colosso AccessCo, la società della Rete Unica.

Centrare l’obiettivo non sarà facile, ma ciò è essenziale per garantire sviluppo tecnologico e competitività al nostro Paese. L’Italia è in ritardo nel settore delle comunicazioni via Internet rispetto al resto d’Europa. Per colmare il gap tecnologico e rivoluzionare la connettività in Italia (dalla sanità agli oggetti intelligenti) si punta ad un’accelerazione unendo gli investimenti ed i fondi del Recovery Plan.

Con la nascita di AccessCo sarà possibile concentrare sia gli investimenti privati, sia i 6 miliardi di risorse del Recovery fund che il governo intende raccogliere per mettere in atto il cambiamento verso l’era digitale.

Cos’è FiberCop

Durante il vertice di maggioranza del 27 agosto è stato dato il via libera unanime al percorso individuato fra Cdp e Tim per costituire la società che gestirà le infrastrutture della Rete unica a banda larga. Si chiama FiberCop il primo nucleo di Tim destinato a trasformarsi in AccessCo, la nuova società chiamata a gestire la realizzazione della rete.

Il progetto per la sostituzione del rame dovrebbe essere completato nel 2025. Inizialmente, confluirà in FiberCop la rete secondaria di Tim basata sul filo in rame. In seguito, si estenderà anche alla rete in fibra di Open Fiber ed alle dorsali di Tim.

FiberCop, in una prima fase, verrà supportata per Tim dal Fondo Kkr (che acquisirà per 1,8 miliardi il 37% della società) e da Fastweb per il 4,5% in aggiunta al conferimento del suo 20% di Flash Fiber.

La rete secondaria di Tim e quella di Open Fiber si equivarrebbero (intorno ai 7 miliardi): in passato, la dorsale è stata valutata tra gli 8 e i 12 miliardi di euro. La società resterà aperta ad eventuali coinvestimenti da parte di altri operatori.

Cos’è Open Fiber

Open Fiber è l’altro grande operatore di banda larga controllato da Enel per il 50% e, per il restante 50%, da Cdp che ha un diritto di prelazione sull’intera quota di Enel. La Cdp avrà il peso maggiore in consiglio e, quindi, la possibilità di intervenire su investimenti e strategie.

Il Governo ha un obiettivo preciso: creare un’unica società con partecipazione pubblica finalizzata allo sviluppo tecnologico in Italia. Tim vorrebbe detenere la maggioranza ma il Ministero dell’Economia ha sottolineato l’importanza di un’assoluta autonomia di gestione, la natura aperta della rete e parità di trattamento per tutti gli operatori.

Reti in fibra scorporate in una società terza: scelta epocale

Le reti non saranno più (come succede ora) integrate all’interno di Tim bensì scorporate in una società terza. Grazie ad una scelta epocale di separazione societaria, tali asset confluiranno in un veicolo terzo aperto alla partecipazione del Governo e di altri operatori. Una specie di club investment dove i soggetti interessati ad investire nelle reti possono partecipare alle decisioni cruciali sulle infrastrutture nel paese.

Si tratta di un modello previsto dall’UE nel Codice delle Comunicazioni come strumento per promuovere lo sviluppo di reti a banda ultra larga sotto la supervisione dell’Autorità di settore. Il ruolo da protagonista del Cdp garantisce ulteriormente la terzietà e tutela la competizione.

Rete Unica: tempi previsti

La Rete Unica nascerà non oltre il 1° trimestre del 2021. L’ha annunciato Tim nel comunicato attraverso cui rende nota l’approvazione da parte del Cda del via libera alla firma di una lettera d’intenti con CDP Equity (CDPE) per la realizzazione del progetto di rete unica nazionale (AccessCo) con la fusione tra FiberCop e Open Fiber.

Il primo step sarà il completamento della due-diligence entro il 2020, per poi giungere al vero ‘battesimo’ non oltre il 1° trimestre del 2021 a patto che tutto fili liscio con le Authority competenti, soprattutto a livello europeo.

La Commissione Ue segue da vicino gli sviluppi dell’operazione. Nel caso in cui l’operazione avesse successo, le società dovranno procedere con la notifica all’antitrust Ue per ottenere il via libera definitivo

Ci sono, però, diverse strade da percorrere: tra fusioni, integrazioni ed autorizzazioni, probabilmente le reti saranno integrate e collegate fisicamente non prima del 2022.

Il gap tecnologico in Italia rispetto al resto d’Europa

Inizialmente, abbiamo accennato quanto sia fondamentale la Rete Unica per garantire sviluppo tecnologico e competitività al nostro Paese. L’Italia è in ritardo nel settore delle comunicazioni via Internet rispetto al resto d’Europa e bisogna accelerare i tempi.

Vediamo qual è l’attuale situazione in Italia.

Soltanto un terzo degli italiani dispone di connessione superiore a 30 mega ed esiste tuttora un forte divario tra le regioni più ricche del Centro-Nord rispetto al Sud.

Nelle classifiche Ue l’Italia è al 25 posto, dopo Cipro: precede soltanto Romania, Grecia e Bulgaria. Al contrario, riguardo al mobile siamo ai primi posti in Europa per servizi e concorrenza sui prezzi. In pratica, nel nostro Paese, ci sono più telefonini (78,4 milioni a fine marzo 2020) che abitanti.

Grazie alla fibra, le distanze si accorceranno. Nel sistema sanitario si svilupperà la telemedicina, migliorerà lo smart working. Con l’avvento del 5G (la cui sperimentazione partirà a fine anno da Milano) l’Internet of Things non sarà più solo un’idea. Si potranno collegare tanti oggetti smart alla rete che comunicheranno tra loro (domotica, telecamere per la sicurezza). L’innovazione tecnologica contribuirà notevolmente ad un uso più efficiente delle risorse energetiche.

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