Nuovo digitale terrestre, il TAR del Lazio sospende lo spegnimento dei canali 51 e 53

Per l’assetto del nuovo digitale terrestre, il TAR del Lazio sospende lo spegnimento dei canali 51 e 53.

Ricordiamo ai più distratti che la Legge di Bilancio 2019 prevede un processo complesso secondo cui, entro il 30 giugno 2022, il sistema radiotelevisivo italiano che opera su piattaforma digitale terrestre dovrà subire un refarming.

In tal senso, si dovrà realizzare il passaggio alla tecnologia di trasmissione dvbt-2.

Tra il 2020 e il 2022, l’Italia dovrà passare dall’attuale standard di trasmissione DVB-T al DVB-T2 (Digital Video Broadcasting-Terrestrial 2). Si tratta di un digitale terrestre che consentirà il lancio delle reti mobili a banda ultra larga (5G).

La Legge di Bilancio 2019 prevede, oltretutto, lo spegnimento di tutti i canali impiegati dalle tv locali. A seguito dello Switch-Off, a tutte le tv locali sarà concesso di operare esclusivamente come FSMA (fornitori di servizi di media audiovisivi) sulle nuove reti da destinare tramite appositi bandi.

In futuro, le tv locali saranno tenute a lasciare l’attività di operatore di rete (che verrà rilevata da player specializzati come Rai Way ed Ei Towers) per affittare da loro la capacità trasmissiva.

Secondo certi accordi internazionali, i canali da 50 a 53 UHF (tra cui 51 e 53 UHF delle TV locali), in determinate province dovranno essere spenti in anticipo rispetto al resto dell’Italia. L’area che corrisponde a queste province è stata denominata “Area ristretta A”.

Per le TV prodotte prima del 2015 sarà necessario l’acquisto di un decoder DVB-T2

Nuovo digitale terrestre: province dell’Area ristretta A coinvolte nello spegnimento anticipato dei canali 51 e 53

Il calendario degli spegnimenti contenuto nel DM 19 giugno 2019 (insieme alla decisione 28 novembre 2019 della DGTCSI/ISCTI del Ministero dello Sviluppo Economico) riporta la lista delle 14 province dell’Area ristretta A con relative date di spegnimento anticipato dei canali tv da 50 a 53 Uhf.

Ecco quali sono le 14 province coinvolte:

– Imperia

– Savona

– Genova

– La Spezia

– Roma

– Latina

– Viterbo

– Massa Carrara

– Lucca

– Pisa

– Livorno

– Grosseto

– Oristano

– Sassari.

Per queste città, è stato previsto lo spegnimento anticipato nel periodo compreso tra il 4 maggio 2020 e il 30 maggio 2020.

Le tv associate Aeranti-Corallo dicono NO allo spegnimento dei canali senza decreto

Il punto è che la normativa stabilisce il riconoscimento di indennizzi risarcitori alle tv locali a seguito dello spegnimento dei canali. Tali indennizzi devono essere determinati in base ad un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico in tandem con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Nel mese di aprile, mentre il Ministero dello Sviluppo Economico confermava le operazioni di spegnimento dei canali nell’Area ristretta A, il decreto per il riconoscimento degli indennizzi risarcitori alle tv locali non è stato emanato.

Ragion per cui certe tv locali associate Aeranti-Corallo hanno fatto ricorso al Tar Lazio con un paio di argomentazioni in merito al mancato riconoscimento degli indennizzi (con relativi importi e modalità di pagamento):

violazione delle norme relative alla Legge di Bilancio 2019;

violazione del principio del buon andamento (incluso quello di ‘ragionevolezza dell’azione amministrativa’) di cui all’art. 97 della Costituzione.

E’ una vera e propria violazione costituzionale.

Le emittenti hanno proposto ricorso alla Giustizia amministrativa contro gli spegnimenti “al buio” dei canali UHF 51 e 53.

Il TAR del Lazio sospende lo spegnimento dei canali 51 e 53

In risposta al ricorso delle tv locali associate Aeranti-Corallo, il Presidente della sezione Terza Ter del Tar Lazio ha reagito accogliendo le proposte formulate dalle stesse tv. Ha disposto, perciò, la sospensione dei provvedimenti programmati in data 30 maggio p.v. accogliendo le domande cautelari monocratiche delle emittenti (provvedimenti n. 3986/2020 per Liguria e n. 3987/2020 per Lazio e Toscana).

Stop, dunque, allo spegnimento dei canali 51 e 53 Uhf per le città della Liguria nonché del canale 51 Uhf per Roma, Viterbo e Latina.

Il coordinatore di Aeranti-Corallo, l’avvocato Marco Rossignoli, ha riferito alcuni punti del ricorso che sintetizziamo di seguito.

Per le tv locali, dismettere le frequenze di trasmissione per la revoca dei diritti d’uso anticipata di oltre dieci anni rispetto alle abilitazioni rilasciate in passato dal Ministero dello Sviluppo Economico è a dir poco inaccettabile senza un decreto che stabilisca indennizzi risarcitori con tanto di importi e modalità di pagamento.

Le tv locali, di fatto, vengono private di un asset strategico per le proprie imprese.

Il Ministero dello Sviluppo Economico deve emanare il prima possibile il decreto per gli indennizzi confermando i criteri previsti da:

DM 23 gennaio 2012, (dismissione banda televisiva 800 MHz);

DM 17 aprile 2015 (dismissione di ulteriori canali tv).

I criteri abbozzati nel DL Rilancio riferiti ad investimenti effettuati con relativi ammortamenti devono essere abbandonati. Stabilirebbero importi risarcitori non adeguati, anzi li azzererebbero visto che, nel corso del tempo, quasi tutti gli impianti delle tv locali sono stati ammortizzati.

Nuovo digitale terrestre: politica poco chiara, conseguenze per lo Stato

Il decreto monocratico pubblicato il 23 maggio con cui il TAR Lazio ha sospeso le “operazioni di spegnimento dei CH 51 e CH 53 UHF nelle province dell’area ristretta A) – Liguria” (master plan e calendario di spegnimento inclusi) conferma una gestione confusa e contraddittoria.

L’attuale dirigenza del Ministero dello Sviluppo Economico è al centro di dure polemiche e rischia di far saltare il procedimento di refarming della banda 700 MHz.

Un pasticcio ministeriale ed una politica poco chiara che può avere conseguenze negative a carico dello Stato. In due parole, lo Stato potrebbe trovarsi costretto a risarcire le telco per il mancato utilizzo dei canali. A questo si dovrebbero aggiungere probabili tensioni con gli Stati confinanti.

Con il blocco degli spegnimenti anticipati dei canali UHF 51-53 decretato dal TAR Lazio per Liguria, Toscana e Lazio, l’attuale dirigenza del Mise rischia di entrare in uno stallo se non rivedesse la sua posizione.

Le conseguenze più probabili?

Riflessi negativi per i soggetti coinvolti dallo stallo, primi fra tutti gli Stati esteri coordinati a livello interferenziale e le telco destinatarie delle frequenze per il 5G.

La situazione si complica e potrebbe generare conseguenze non di poco conto.

Tutti gli operatori intendono far valere i propri diritti

La discussione in Camera di Consiglio del ricorso cautelare è stata fissata al 17 giugno 2020.

Il Presidente dell’Associazione TV locali (Confindustria Radio Televisioni), Maurizio Giunco, ha dichiarato:

La sospensiva del TAR rappresenta solo la punta di un iceberg in quanto tutti gli operatori intendono far valere i propri diritti in tutte le sedi opportune. L’inedita modalità operativa del Mise ed il rifiuto ad ogni tipo di dialogo costruttivo con il comparto televisivo locale non può che mettere a grave rischio l’intero processo di transizione“.

L’Associazione si auspica la riapertura di un tavolo di confronto da parte del Mise per consentire un’ordinata liberazione della banda 700 e la transizione al DVB-T2.

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