operazione "Eclissi"

IPTV in Italia: a che punto siamo? Funzionano ancora?

Tutto come prima: dopo la confisca della piattaforma Xtream Codes che permetteva in Italia e in Europa di godere di contenuti proposti a pagamento ad un prezzo irrisorio, la “tregua” è durata pochissimo.

Infatti, gli utenti hanno potuto nuovamente rivedere in streaming ogni tipo di canale da Sky a Netflix passando per Mediaset Premium e DAZN, grazie all’invio via WhatsApp di un semplice codice.

Eppure nonostante l’operazione “Eclissi” volta a bloccare Xtream Codes, la piattaforma illegale è ritornata a fare godere di tutti i contenuti proposti a pagamento ad un prezzo decisamente inferiore rispetto ai prezzi ufficiali.

Basta solamente un decoder collegato alla rete telefonica o alla rete Internet per consentire di decodificare il segnale proveniente dal web e di trasmettere in chiaro tutti i contenuti come quelli di Sky, DAZN, Netflix, etc.

In Italia le IPTV illegali e pirata non si fermano più e anzi, dopo i blitz e le operazioni della Guardia Di Finanza e le iniziative volte ad inibirne il funzionamento, hanno trovato nuovi escamotage.

In che modo? Tramite l’invio dei codici segreti via Telegram e WhatsApp.

Pertanto, le IPTV illegali continuano a funzionare come se niente fosse accaduto.

Ripercorriamo qui quanto è accaduto con l’operazione antipirateria “Eclissi” e scopriamo quali sono le misure sanzionatorie irrogate ai gestori del “pezzotto” e agli utenti finali.

Operazione Eclissi, sequestrata piattaforma pirata “Xtream Codes”

Sono trascorsi appena due mesi da quando la Polizia di Stato ha effettuato la vasta operazione internazionale «Eclissi», coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e, a livello internazionale, dalle agenzie europee Eurojust ed Europol.

La finalità dell’operazione “Eclissi” è stata quella di oscurare e di inibire il fenomeno delle cosiddette IPTV o “pezzotto”, un particolare protocollo che permette a chiunque di vedere contenuti in streaming tramite determinati software e liste canali.

Grazie ad una certosina e scrupolosa indagine tecnico-informatica condotta dal servizio Polizia postale e delle comunicazioni, è stato possibile individuare le sorgenti estere dalle quali parte il segnale «pirata».

Dall’analisi delle Forze dell’Ordine è stato possibile individuare ben 5.000.000 di utenti italiani con un volume di affari stimato di oltre 2 milioni di euro al mese.

La Guardia di Finanza ha prontamente sequestrato la nota piattaforma ‘Xtream Codes’ oscurando i circa 700 mila utenti che ne usufruivano.

Otto sono stati gli ordini europei di indagine nei confronti di una associazione a delinquere a carattere transnazionale emessi dalla Procura della Repubblica di Napoli e sono stati eseguiti anche in Francia, Belgio, Germania, Grecia, Olanda e Bulgaria.

La finalità è stata quella di smantellare le centrali e di sequestrare i numerosi proventi derivanti dallo svolgimento dell’attività illegale.

Dovevano essere circa 6mila le persone destinate a perdere il posto di lavoro a causa del «pezzotto» e del sistema costruito intorno a esso.

Inoltre, sono stati sequestrati oltre 200 Server e 80 domini. Lo schema piramidale vedeva al vertice chi acquistava lecitamente i contenuti protetti da copyright attraverso il satellite e poi li convertiva in segnali digitali da inviare in streaming.

Gli utenti dotati del «pezzotto» ricevevano le trasmissioni pagando tra i 10 e i 20 euro al mese per avere tutti i contenuti di Sky, Mediaset Premium, Dazn e Netflix.

Una vera e propria infrastruttura criminale davvero complessa sia sotto il profilo organizzativo che tecnologico.

Una vera organizzazione a delinquere composta da soggetti residenti in diversi Paesi che spesso non si conoscevano personalmente.

Operazione Eclissi: quali sono state le conseguenze?

L’Operazione Eclissi condotta nel mese di settembre 2019 ha portato alla disattivazione della piattaforma internazionale Xtream Codes, ideata da 2 cittadini greci e utilizzata anche dagli utenti italiani.

Grazie alla tecnologia Xtream Codes, una volta ricevuto il segnale, i pacchetti venivano illegalmente rivenduti al cliente finale a prezzi davvero irrisori (solo 12€).

Nonostante la maxi operazione lo schema piramidale fraudolento si è subito rimesso al lavoro come se nulla fosse accaduto.

È bastato inviare un codice via WhatsApp agli utenti per poter riattivare il sistema: molti clienti sono stati avvisati di un aggiornamento della propria TV Box collegata alla Rete che, una volta riavviata, ha permesso di vedere tutti i canali.

Anche se tutto è stato bloccato dalle autorità e dalle Forze dell’Ordine, l’”architettura” fraudolenta ha ripreso a funzionare e gli utenti hanno potuto continuare a vedere in tranquillità le partite della domenica.

Pezzotto: cosa si rischia se l’utente lo sa?

Nonostante questi sistemi utilizzino sistemi di crittografia o processori di pagamento non tracciabili, l’eventualità di venire scoperti non è poi così difficile.

Una precedente maxi operazione, condotta nel febbraio del 2018 dalla Guardia di Finanza e denominata “Match Off 3.0”, è un chiaro esempio delle sanzioni pesanti a cui si va incontro se si utilizzano questi servizi.

Cosa rischiano gli utenti che sanno di utilizzare illegalmente il “pezzotto”? Fino a 3 anni di carcere e un’ammenda che va dai 2.582 euro ai 25.822 euro.

I gestori delle IPTV illegali violano l’art. 171-ter della Legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore e rischiano fino a 4 anni di carcere e una multa fino a 15000 euro.

IPTV e sanzioni: la parola a Luigi De Siervo

A seguito dell’Operazione Eclissi condotta dalla Guardia di Finanza sono state irrogate misure sanzionatorie anche per i clienti finali consapevoli di utilizzare illegalmente il “pezzotto”.

Ad annunciare il via alle multe per IPTV illegale è stato l’amministratore delegato della Serie A, Luigi De Siervo.

Le sanzioni irrogate per IPTV illegale vanno da un minimo di 2.500 euro ad un importo massimo di 26.500 euro.

Ristoranti, bar e altri servizi di natura pubblica, che hanno sfruttato il servizio delle IPTV illegali rivolgendolo alla collettività, sono i primi ad essere stati multati pesantemente.

Le prime sanzioni sono già state comminate ma le notifiche aumenteranno a vista d’occhio”, ha detto lo stesso De Siervo.

Le IPTV sono sempre illegali?

Una domanda appare lecita: “Le IPTV sono sempre illegali?”. La risposta è davvero semplice: l’IPTV diventa illegale quando ad essere trasmessi sono contenuti protetti da copyright.

Nonostante gli sforzi effettuati dai vari provider per aumentare la sicurezza dei propri servizi, gli hacker sono sempre riusciti, in un modo o nell’altro, ad aggirare l’ostacolo.

Grazie a questo schema fraudolento è sempre più cresciuto il numero di abbonati alle piattaforme di IPTV illegale.

Il “pezzotto”, ovvero la versione parallela e non autorizzata del segnale originale (dunque clonato, dal dialetto “pezzottato”) consente agli utenti di accedere all’intero palinsesto di TV terrestri e satellitari (nazionali e internazionali) pagando un importo mensile molto conveniente.

Stiamo parlando di sport, contenuti come film e serie tv, che possono essere visionate in diretta streaming su SKY, Mediaset Premium e DAZN.

Beh, un vero e proprio giro d’affari fraudolento perfettamente architettato.

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